Dipendenza da Internet

Esistono tante dipendenze quante se ne possono inventare. Oggi la classica dipendenza da sostanze è affiancata da un’altra più subdola e altrettanto deleteria, frutto dello sviluppo tecnologico: la dipendenza da Internet (IAD). Lo sviluppo della dipendenza da Internet produce le stesse reazioni neurochimiche dell’uso di sostanze, per cui rilasciamo dopamina durante l’eccitante attesa della “notifica”dei Social. Tale rilascio, unito alla produzione di endorfine e serotonina (regolatori del dolore e del piacere), forma il substrato neuro-chimico alla base delle dipendenze.  Controllo dopo controllo, costruiamo l’assuefazione alla “notifica”, per cui la stessa quantità/frequenza di stimoli non produce più gratificazione e diventa necessario aumentarne la dose.

Come le altre dipendenze, anche qui è possibile riscontrare le classiche crisi di astinenza. Si parla di craving o dipendenza psicologica quando l’assenza dello stimolo provoca ansia, depressione, irritabilità; la dipendenza fisica invece è caratterizzata da stanchezza muscolare, vomito, diarrea, tachicardia, tremore e convulsioni. Vediamo alcuni tipi di dipendenza da Internet:

-Dipendenza da relazioni virtuali. Internet offre la possibilità di accumulare amici in enormi quantità e soprattutto di interagire con loro mantenendo le distanze sia fisiche sia emotive. Costruiamo così l’illusione di preservare la nostra integrità affettiva, vivendo solo “il bello” delle relazioni senza lasciarci turbare dalle emozioni positive o negative che siano. Convinti di rafforzare la nostra identità filtrandola con uno schermo, stiamo costruendo l’incapacità di relazionarci con il reale. Affamati di amici, li cerchiamo con l’unico mezzo che propone l’interazione tramite l’isolamento.

-Cybersex. Si riferisce all’accesso a chat erotiche come fonte di piacere sessuale o mezzo per cercare un partner sessuale. Che sia praticato per noia o per incapacità, il cybersex annulla il piacere dell’interazione sessuale reale che coinvolge tutti i canali sensoriali, per preferirne solamente uno, quello visivo. Com’è prevedibile, la ricerca di esperienze sempre più eccitanti può sfociare in comportamenti devianti o pericolosi.

 Si parla di sexting in riferimento allo scambio di messaggi di testo sessualmente espliciti, foto o video di corpi nudi/seminudi. Essendo diffuso soprattutto tra giovani adolescenti, è altissimo il rischio che tali contenuti siano inoltrati a destinatari non graditi. Purtroppo questo rischio è ancora troppo sottovalutato.

Le interazioni online possono vertere su argomenti specifici diversi dal sesso. Molto diffusa è la tendenza a pubblicare immagini di comportamenti autolesionistici sui social network, scambiare foto  che rappresentano gesti trasgressivi o disapprovati culturalmente,  frequentare chat di sostegno reciproco volto ad aggravare psicopatologie anche molto gravi (chat per anoressiche, bulimiche, suicidi, ecc). Lo stesso autolesionismo produce dipendenza con annesse crisi di astinenza dal dolore (irritabilità, disforia, apatia, anedonia, ansia).

-Dipendenza da videogame online. Vediamo i sintomi tipici di questa dipendenza: pensieri ossessivi sull’attività del gioco;  videogame vissuto come attività quotidiana predominante; irritabilità quando non è possibile giocare; aumento progressivo del tempo di gioco; riduzione di interessi e hobby; riduzione/assenza delle interazioni sociali; menzogne sul tempo speso a giocare.

Tale condizione non riguarda solo i più giovani ma anche adulti generalmente disadattati socialmente e incapaci nelle relazioni. Spesso convivono con la famiglia di origine senza svolgere alcun impiego e utilizzano la vittoria online come unica gratificazione personale.

 Inoltre è possibile rilevare una correlazione tra abuso di videogame e aggressività/cyber -bullismo/terrorismo, probabilmente associata alle attivazioni neuro-fisiologiche del giocatore al di fuori della partita, che ripropongono le reazioni tipiche di chi si trova in una situazione di pericolo. Gli studi attuali però non ci permettono di parlare di interazione causa-effetto.

-Scommesse in rete (Net gaming). Il gambling online è il gioco d’azzardo mediato da internet. La crisi economica e la facilità dell’accesso, oltre che la possibilità dell’anonimato, sono gli elementi che catalizzano la dipendenza e l’illusione di poter vincere più di quanto si è perso.

Con trading online si intende il gioco in Borsa, il quale si presenta socialmente legittimato poiché gli investimenti di questo genere richiedono competenze razionali e matematiche, unite ad una grande capacità di controllo. Questo autoinganno non basta però ad evitare la trappola della dipendenza: l’attività estenuante comporta la perdita di lucidità oltre che di denaro, conducendo il giocatore ad aumentare tempo e risorse dedicate, pur di non rinunciare al brivido di paura mista ad eccitazione.

Shopping compulsivo online: shopaholism è il temine utilizzato per indicare un disturbo del controllo degli impulsi, basato in questo caso sul piacere di acquistare e possedere. L’esposizione iniziale ad “offerte imperdibili” ed immagini suggestive, alimenta il desiderio e le fantasie sull’oggetto da acquistare. La fase dell’acquisto è associata ad uno stato di eccitazione e benessere, dissociazione e perdita di controllo che non consentono di temporeggiare prima dell’acquisto.  Avvenuto l’acquisto, si avverte una scarica della tensione accumulata, seguita da una pausa e da una nuova carica per il prossimo acquisto. Man mano che il piacere si riduce, aumenta il senso di colpa, vuoto e vergogna.

-Dipendenza da sovraccarico di informazioni: Information Overloading Addiction è la dipendenza di colui che non può fare a meno di impossessarsi di più informazioni possibile provenienti dal web. Affamato di sapere, accumula dati fino allo sfinimento fisico ed emotivo: interrompe la sua attività solo se esausto fisicamente. Anche qui il dipendente avverte un senso di vuoto e una carica euforica che aumenta quando riesce a colmare il vuoto con le informazioni che cerca ossessivamente, entrando in uno stato di trance alienante.

Una variante di questa dipendenza è la cybercondria, la ricerca ossessiva di informazioni che possano convalidare la convinzione di avere una malattia. Nel tentativo di cercare rassicurazioni, si finisce per aggravare la psicopatologia.

L’ultimo tipo di dipendenza che voglio citare è definita workaholism e si riferisce all’incapacità di interrompere l’attività lavorativa in contesti e orari diversi dal lavoro. E’ facile intuire che l’uso di Internet gioca un ruolo preponderante in questo disturbo. Che l’ossessione per il lavoro abbia dei riscontri positivi concreti o sia un’estenuante lotta per raggiungere mete troppo ambiziose, si sostituisce sempre al tempo altrimenti dedicato ai piaceri e agli affetti. Tempo che nessun successo lavorativo potrà mai sostituire.

Con questa brevissima descrizione delle moderne dipendenze, non voglio di certo condannare l’uso di Internet poiché sono convinta che le cose non siano di per sé buone o cattive, ma è l’uso che ne facciamo a renderle tali.

In quante di queste dipendenze ci riconosciamo?

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