Il passato non passato

Amore malato
(terza parte)

Ho terminato l’articolo precedente descrivendo uno dei fattori alla base delle scelte sbagliate in amore, il passato difficile.

Continuo ad affrontare brevemente il tema delle relazioni malate, nonostante sia convinta che questo argomento meriti uno spazio molto più ampio di qualche semplice articolo. Spero che queste poche parole possano in ogni caso offrire qualche spunto di riflessione.

Un importante motivo per cui siamo legati alla sofferenza, ha a che fare con un passato non superato.
Mi riferisco non tanto a ciò che hai vissuto, ma a cosa hai fatto per superarlo.
Non al contenuto delle esperienze, ma alla forma che le hai dato.

Sai, quello che sei dipende non solo da ciò che è accaduto, ma soprattutto da cosa hai fatto con quello che è accaduto.
Ci sono eventi che non puoi controllare, o ricordi che non puoi modificare, ma ciò che oggi ti caratterizza dipende da come hai gestito la sofferenza.
Durante il tuo percorso di vita, hai proseguito in direzione del futuro o sei rimasto intrappolato nel passato?

Quale posto occupa la sofferenza nella tua vita? La soffochi? La ignori? La sminuisci? Ti ci fai schiacciare completamente? La accusi mettendoti in posizione vittimistica? Ci combatti quotidianamente?
Tu quale rapporto hai con il dolore?

Il modo in cui gestisci gli eventi accaduti determina il ruolo che pensi di avere nella gestione della realtà. E questa posizione sarà la spinta a subire la tua condizione o a intervenire per cambiarla.

Un fantastico inganno alla base dei rapporti morbosi consiste nella convinzione che “Un uomo come lui non esiste, anche i  suoi difetti sono unici. È vero, sarà un pochino crudele, ma le sensazioni che mi regala sono travolgenti, mai nessuno mi ha sconvolta così. Chissà come, mi fa dimenticare tutto il male che subisco”.

L’errore grande che commetti in questo caso, consiste nel credere che quello sguardo, quella carezza o quell’abbraccio siano tanto potenti da annullare ogni male.

Questa percezione è una deformazione delle sensazioni, derivante dal confronto con il deserto che hai intorno. Sei bisognosa di amore. E lo vedi anche dove non c’è. Lo produci tu, come un miraggio.

In ogni caso, se pensi di non trovare un altro come lui, permettimi di garantirti che come lui, purtroppo, ce ne sono fin troppi.

Altro motivo. Più semplice e più doloroso degli altri. Scegli gli uomini balordi e codardi perché è ciò che pensi di meritare. Non puoi ambire ad altro.

Scegliere una persona migliore ti costringerebbe a confrontarti con le tue paure e ad affrontarle. Farebbe uscire la parte migliore di te.
Ma se non sai di avere una parte migliore, come puoi pensare di poterla mostrare a qualcuno?

Se non credi di possedere un tesoro da difendere, non cercherai un uomo valoroso pronto a proteggerlo. Piuttosto sarai tu a lottare per non perdere i poveri pregi che ti ostini a vedere in lui.
Se solo sapessi quali ricchezze possiedi, saresti concentrata ad ammirarle piuttosto andare alla ricerca di un tesoro inesistente.

Altro inganno. Non è quello che sembra.
È più facile pensare che sia tu a sbagliare, che non sia capace di guardare nel cuore degli uomini perché sei viziata e capricciosa. Se ti reputi causa dei problemi di coppia, hai la speranza che le cose possano cambiare se solo tu decidessi di cambiare.

Ammettere di avere accanto una persona sbagliata vuol dire guardare in faccia i suoi limiti, la fierezza con cui li ostenta. Sperimenteresti la tua impotenza. Saresti costretta ad abbandonare la speranza che tu possa cambiarlo, la speranza di essere tanto importante per lui.

Potrei continuare ad elencare le motivazioni alla base di scelte tanto dolorose quanto diffuse, ma credo di aver toccato abbastanza note dolenti delle relazioni malate.

Mi piacerebbe invitare il lettore (probabilmente lettrice) a riflettere su quanto sia importante ascoltare ogni campanello di allarme durante la fase iniziale di una relazione. Noi donne abbiamo un fiuto particolare per la sofferenza, sfruttiamolo a nostro vantaggio. Perché nel momento in cui raccontiamo a noi stesso di avere tutto sotto controllo, in realtà, è già troppo tardi.

Il ragno che ha intessuto la trappola è troppo affamato per accorgersi che la tua vita vale più di un istante di egoismo.

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