Ansia, paura, stress o panico?

Ansia, paura, stress e panico sono termini sicuramente correlati tra loro ma non interscambiabili. Frequentemente li utilizziamo come sinonimi, ma non essendo tali, risulta utile distinguerne i significati.

Con il termine paura ci riferiamo ad una delle sei emozioni primarie (sorpresa, disgusto, paura, felicità, tristezza, rabbia) che Paul Eckman ha elegantemente classificato, dimostrandone l’universalità. Conosciuta come la più arcaica delle emozioni, sicuramente quella che ha giocato un ruolo fondamentale nella evoluzione della nostra specie, la paura consente di attivare le principali risposte neurovegetative di sopravvivenza: l’attacco e la fuga.

La paura viene elaborata a livello sottocorticale, in un’area del cervello chiamata Sistema Limbico che controlla le risposte istintive che mettiamo in atto quando si presenta uno stimolo inaspettato e spaventoso: aumento della frequenza cardiaca, aumento della pressione arteriosa e della frequenza respiratoria, vertigini, dilatazione pupillare, calore, rossore cutaneo, stordimento e alterazioni ormonali e gastrointestinali  per effetto dell’interruzione delle energie riservate alla disgestione (nausea, vomito, diarrea, enuresi).

Fondamentale: la reazione alla paura dura pochi istanti, quelli necessari per decidere se scappare o attaccare il predatore inferocito che corre verso di noi per sbranarci, o comunque il tempo necessario per correre più lontano (e veloce) possibile. Scomparso lo stimolo spaventoso, si ripristinano tutti i valori dei parametri fisiologici alterati. 

Quindi possiamo definire la paura come la percezione che scatena reazioni viscerali di attacco e fuga nell’arco di pochissimi millisecondi.

Quando le stesse reazioni neurofisiologiche si protraggono per un tempo superiore alla presenza dello stimolo minaccioso, l’effetto della paura si chiama ansia. L’ansia può essere specifica e manifestarsi in determinate situazioni o per effetto di certi pensieri /ricordi (prima di un esame, durante l’esecuzione di una performance, quando interagiamo con una persona per noi importante e via dicendo) oppure essere generalizzata, cioè costante ed estesa a più contesti.

Solitamente l’ansia generalizzata è un’evoluzione dell’ansia specifica, per cui la paura di uno stimolo, se non curata, si estende a diversi stimoli fino ad accompagnare ogni attività del soggetto. La persona molto ansiosa vive in uno stato di perenne allerta e vigilanza, pronta ad attaccare (o crollare) al primo segnale di minaccia.

Badate bene, l’ansia non è sempre una condizione negativa. Due studiosi, R.M. Yerkes e J.D. Dodson, nel 1908 hanno formulato una legge che dimostra come l’aumento dell’attivazione ansiosa (tecnicamente arousal) migliori le prestazioni fino ad un certo punto, superato il quale, la prestazione peggiora. Questa relazione è stata rappresentata graficamente come una curva a “U” rovesciata. Significa che l’ansia non solo non è nostra nemica, ma può addirittura stimolarci a fare meglio. Ma se è eccessiva o assente, ci ostacola.

 

ansia prestazione

 

Lo stress è una reazione organica e psicologica al sovraccarico di stimoli ambientali (esogeni) o a pensieri da noi stessi generati (stimoli endogeni). Tale scompenso psicofisico è una reazione non specifica, prodotta da un’ampia gamma di stimoli (definiti stressor) percepiti come eccessivi. Lo stress può essere acuto quando si tratta di un episodio isolato, oppure cronico quando dura a lungo e altera la qualità della vita, fino a logorare l’organismo.

In quest’ultimo caso, quando lo stimolo stressante si prolunga nel tempo (parliamo anche di anni) la prima reazione di allarme è seguita dalla fase di resistenza che, se non interrotta, porta all’esaurimento delle risorse dell’organismo con annesso crollo mentale (si parla qui di Distress).

Non è possibile identificare stressor psicologici universali, e forse identificarli sarebbe inutile, se pensiamo che il nostro organismo sa indicarci perfettamente il momento in cui stiamo oltrepassando il limite di resistenza.

Ci sono però situazioni in cui lo stress è associato ad eventi piacevoli (un lavoro prestigioso e impegnativo, il matrimonio, la nascita di un figlio, ecc.) e può anzi rendere speciali questi eventi e fornirci le energie necessarie per affrontali. Si parla in questi casi di Eustress, cioè di uno stress funzionale quando è contenuto entro un certo limite.

Il panico è l’esasperazione dei sintomi ansiosi, i quali si presentano anche in assenza di uno stimolo scatenante, spesso cogliendo  di sorpresa l’individuo. Generalmente un attacco di panico si manifesta seguendo un andamento standard: i primi sintomi sono seguiti da una cascata di sensazioni che aumentano rapidamente, fino a raggiungere l’apice nell’arco di una decina abbondante di minuti.

Questa è la fase in cui il panicante vive la terribile sensazione di perdita di controllo e morte imminente, solitamente paragonata ad un attacco cardiaco. Raggiunto l’apice, i sintomi iniziano ad affievolirsi fino a scomparire definitivamente. Il tutto nell’arco di 10-20 minuti.

Per riassumere, possiamo definire la paura come una percezione che funge da comune denominatore di ansia, panico e, in alcuni casi, di stress. Quello che distingue queste tre reazioni è la durata e l’intensità della manifestazione sintomatica.

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